L’afasia del growling ovvero la musica dei N’ilazo
Questa intervista ai N’ilazo è stata raccolta poco prima del loro concerto con gli Sposa in Alto Mare, che abbiamo organizzato il 9 aprile all’e20 underground di Montecchio Maggiore.
Quando si è formato il vostro gruppo?
Francesco: il nostro gruppo si è formato ad inizio del 2009, ma l’idea era in cantiere già dal 2008.
Il vostro nome com’è nato?
Martino: Il nome è nato il 30 dicembre 2007. Io, il bassista Diego e il nostro “manager” Mattia (un nostro amico che ci da sempre molti consigli) eravamo in treno diretti a Udine dove stavamo andando a festeggiare il capodanno. Stavamo cazzeggiando quando ad un certo punto salta fuori il discorso sul nome da dare al nostro gruppo. Allora io ho premuto dei tasti a caso sul mio cellulare ed è venuto fuori n’ilazo con l’apostrofo. Abbiamo deciso di tenerlo perché richiamava al nonsense, alla confusione e al disordine. Anche se questa scelta ci ha creato qualche problema. Per esempio su myspace ci siamo dovuti iscrivere come n39ilazo perché non si può inserire un apostrofo nel nome del profilo.
http://www.myspace.com/n39ilazo
Come componete i vostri pezzi?
Mattia: Noi componiamo in maniera originale. Ognuno propone dei giri che ha creato e poi li propone agli altri. In questo senso la nostra formazione è molto libera, ognuno fa quello che si sente di fare.
Diego: Per i titoli prendo ispirazione dal mio desktop. Nel senso che leggo casualmente i nomi file (indipendentemente che si tratti di musica, foto, testi o altro) e li combino tra loro.
Quali sono i vostri riferimenti musicali?
Martino: Tra di noi ognuno ascolta qualcosa di diverso. Amiamo comunque tutti il metal. Il fatto di avere dei gusti variegati ci permette di ampliare il nostro panorama musicale. Ciò si sete anche nelle nostre canzoni, dove si possono trovare anche delle parti elettroniche e dei giri di valzer.
E quali sono quelli extra musicali?
Mattia e Martino: Per quanto riguarda la letteratura siamo stati molto influenzati dal racconto “sotto le piramidi” di Lovecraft. Inoltre ci ha molto impressionato il documentario “impressive bigant” apparso sul discovery channel, nel quale si parlava della catena alimentare all’interno dell’oceano. In questo sistema complesso le sardine sono all’ultimo livello. Infatti tutti gli essere oceanici (squali, delfini, balene e gabbiani) anziché entrare in concorrenza, collaborano per distruggerle. Si potrebbero fare dei paragoni con la società contemporanea…
Ci potete dire qualcosa sui testi delle vostre canzoni?
Mattia: Io non ho mai preso lezioni di canto. Mi ricordo che all’inizio ero inparanoiato perché
ero in ritardo con la scrittura dei testi. Quando abbiamo fatto il primo concerto avevo scritto solo la metà delle canzoni, il resto l’ho improvvisato. Ora ho rivisitato i pezzi i cui contenuti contengono delle critiche sociali e religiose. Comunque il fatto di cantare in growl e scream è come mandare un messaggio senza essere ascoltati. Paradossalmente questo da un senso più forte alla nostra comunicazione, perché di per se le tematiche sarebbero banali (nel senso che sono quelle trattate da tutti i gruppi grind). I testi li tengo reclusi nel mio antro. Gli altri membri del gruppo non capiscono tutto quello che canto e si affidano unicamente alla ritmica e alla melodia.
Che ne pensate della scena grind della nostra ?
Diego: un anno fa avrei detto che il grind non lo ascolta nessuno. In quest’ultimo periodo però ci siamo messi in contatto con altre realtà come gli Sposa in Alto mare che invece fanno molti concerti anche all’estero come in est-europa.
Martino: In zona quello che c’è sulla scena grind è andato scemando. Si ascoltano sempre le solite cose. I gruppi più interessanti sono quelli meno pubblicizzati. I locali però tendono a far suonare i gruppi che attirano più pubblico a discapito della qualità. Di conseguenza in giro si ascoltano i gruppi più standard.
Francesco: la realtà nel contesto vicentino è normale. Se non si ha nome o un amico stretto devi sudartela. La scena non è elitaria, ma poco ci manca. Si assiste ad un riciclo dei soliti gruppi che hanno un nome. In sostanza per suonare nei locali bisogna avere fortuna e seguito.
Dunque non è cosi facile trovare dei posti come l’E20 Underground dove poter suonare.
Pier: I locali fanno suonare per pubblicizzare il locale e riempirlo non certo per fare suonare i musicisti. Addirittura in certi posti
In generale la musica non viene promossa, comunque è sempre meglio di non suonare.
Avete delle collaborazioni con altri gruppi?
Francesco: Noi ci troviamo molto bene con i Skullcrusher di Treviso, che fanno black/death, con i quali c’è amicizia e cooperazione. Per esempio quando uno dei due gruppi trova una data cerca di far venire a suonare anche l’altro. Noi avremo una data con loro al Monster Joe a Isola Mantegna (PD) a fine aprile (ma non siamo sicuri per cui vi consigliamo di tenere d’occhio la nostra pagina myspace). Per il resto la nostra esperienza è limitata.
Non vi sembra che fare musica costi troppo?
Mattia: Effettivamente per fare musica bisognerebbe spendere, ma la realtà è che noi siamo dei barboni.
Martino: Per esempio io fino ad un mese fa mi facevo prestare gli strumenti, almeno questa cosa ora è a posto.
Francesco: La musica non si auto mantiene. La musica si fa per hobby. Ci vuole molta voglia, perché è un sacrifico di tempo e denaro.
Mattia: Alla fine la musica è qualcosa in cui investi dei soldi per sentirti bene. Ti ripaga quella mezz’ora di adrenalina quando suoni dal vivo. E poi c’è anche il fatto che crei qualcosa di tuo. Inoltre fa molto piacere ricevere i complimenti dal pubblico.
Martino: Anche le sale prove sono costose tranne quella del Centro Tecchio dove noi proviamo.
Avete realizzato un demo?
Mattia: No, ma abbiamo delle registrazioni niente male se si pensa che le abbiamo fatte con i nostri mezzi. In genere le registrazione dei gruppi grind fanno schifo, sembrano fatte in caverne. Le nostre invece non sono niente male.
I N’ilazo sono:
Diego: bassista
Francesco: chitarrista
Martino: chitarrista
Mattia: voce
Pier: batteria
Intervista realizzata da Walter
