Serata da Incubo al Gran Teatro Permanente No dal Molin
Intervista allo scrittore, attore e voce dell’Officina degli Ordigni , Davide Dal Pra, che si è esibita il 21 Maggio 2010 al presidio permanente No dal Molin durante la serata organizzata da Mondi Sommersi, Arci servizio Civile e il Presidio No dal Molin di Vicenza.
Nome cognome età luogo di provenienza
Mi chiamo Davide Dal Pra, ho 28 anni e provengo dall’Alto vicentino,
Chiuppano.
Che cos’è un artista secondo te?
Un artista è uno che riesce a rendere fecondo un umore, un istante, un’intuizione nella sua vita, dandogli l’occasione di una forma, di un discorso, di un segno.. mettendola a frutto, spartendola con gli altri, l’artista crea l’opera e questa gli sfugge, endendo in qualche modo esplicita una proliferazione inesauribile.
L’opera opera infatti in modi indipendenti dall’artista stesso. Si potrebbe insomma dire che l’artista genera la sua stessa fuga, o la sua stessa apertura, il suo stesso sorprendente, ed è da esso messo in fuga, aperto, sorpreso .
Perché una volta prodotta l’opera è capace, mostrandosi, palesandosi, di far sgorgare incessantemente il manifestarsi di una totalità impossibile da chiudere, un mistero impossibile da rivelare. L’opera è insomma una sorta di infinitamente finito. L’artista si limita a mettere in scena qualcosa che, se riuscito, scivola via ad ogni forma di controllo- compreso il suo- e non la smette di scaturire, di rimbombare in modi sempre nuovi e inediti dentro chi vive l’opera.
come è nata la tua passione?
Sono un tipo appassionato. Credo che la passione sia un tratto del mio stesso essere al mondo, un modo per mettermi in relazione…Naturalmente non solo con la parola viva che scrivo e pronuncio, ma anche e soprattutto con l’entusiasmo che spesso mi possiede, nelle relazioni con gli altri, nel rendermi conto di essere vivo in un istante. Credo che la passione sia il motore che accende ogni mia azione, anche artistica. Una fiammata del carattere.
da quanto tempo lo fai?
Alcuni racconti che avevo scritto, per una oralità in forma di spettacolo, sono stati messa in scena per la prima volta nel 2002, ne “Il Margine Incerto”, il mio primo spettacolo…. nasceva dall’indignazione, dalla rabbia, dall’urgenza di denunciare la guerra. Poi ho fatto altri spettacoli come “Uot reiv- generazione-ricreazione-eliminazione” in cui parlavo dei rave party in rapporto ad una generazione esausta che non cerca più…è stata poi la volta di “La Bestia- che la città stia a difesa”. Da qualche tempo porto in giro con una serie di racconti, uno dei quali si chiama “IL CERCHIO E IL LUPO”, sul tema dell’identità e dell’estraneo. Ultimamente giro coi tarocchi e improvviso storie sulle origini.
Come nascono i pezzi ?
I pezzi possono nascere in molti modi… alcuni soltanto da una suggestione, altri da un’idea di storia, persino dal suono di una parola… In realtà i pezzi devono farsi largo nel tempo della vita per prendere forma. Occorre quindi stare attenti per ascoltare le intuizioni, gli stimoli che la realtà continuamente ti offre. Appuntandoseli, se possibile, cosicché possano in seguito prendere corpo.. oppure raccontandoli, sul furore dell’emozione improvvisa.
Fai riferimento a qualcuno, a chi cosa ti ispiri?
Naturalmente i riferimenti sono molti, di tutti i tipi. Te ne potrei dire molti, anche nomi altissimi, da Benigni a Jodorowsky ai Pink Floyd. Però poi il nostro lavoro consiste in una continua ricerca meticcia e bastarda. Così cerchiamo di far perdere le tracce…In ogni caso spesso le intuizioni migliori vengono da altre discipline e da altri contesti. È molto probabile ad esempio che un testo possa trarre ispirazione da un rumore, o una suggestione musicale prenda le mosse da un colore… è questo scambio irriducibile e misterioso che fa scattare ciò che si chiama creatività.
Com’è nata la collaborazione con Alessandro Valle?
Alessandro è innanzitutto un mio grande amico. Con lui c’è un’intesa potente, che non passa nemmeno per un logiche o discorsi. È un’intesa quasi esistenziale, in cui molta parte ha l’istinto e l’ironia.. Abbiamo vissuto assieme gli anni dell’università, io stimo molto il suo percorso musicale e lui apprezza i miei testi. Abbiamo realizzato assieme spettacoli, ultimamente anche un programma su www.RadioBue.it, “La bocca del Trickster”, che ha vinto il premio al festival delle Radio Universitarie come miglior Format. Alessandro è un musicista portentoso, ricco di una fantasia che sa azzardarsi e inventarsi in percorsi al tempo rigorosi e mai banali. Almeno dal mio punto di vista, una musica è potente quando riesce a mostrare qualcosa, a muovere persino un tipo di immaginazione visiva. Lui ci riesce perfettamente. Le sue musiche sono estremamente narrative, ed è per questo che si accordano con dei testi recitati.
Come si sviluppa il percorso creativo di testi e arrangiamenti?
L’Officina Degli Ordigni è sostanzialmente un punto in cui testi e musiche si incontrano, direi quasi miracolosamente… Io scrivo un testo per conto mio, oppure Alessandro sviluppa con la sua Loop Station una musica, già arrangiata. Comunque sia quando ci incontriamo ci aggiustiamo uno con l’altro con fiducia e, durante le prove, ne scaturisce quasi sempre un pezzo. Siamo molto proficui, entrambi… poi occorre dire che abbiamo due immaginari che riescono ad intendersi bene senza necessariamente coincidere.. Anche per questo il nostro lavoro è un’Officina. Sorge dalle nostre individualità che, quando si incontrano, si abbandonano ad un assemblaggio condiviso, capace di solidificare l’uno il lavoro dell’altro e per tentare di far funzionare i nostri pezzi in maniera esplosiva.
Perchè officina degli ordigni?
Senz’altro per il metodo del nostro lavoro sui pezzi… testi e musiche vengono assemblati in un lavoro artigianale che ricorda quello delle botteghe o le piccole fabbriche, senza però quel tipo di alienazione. C’è poi un significato provocatorio, politicamente scorretto, gioiosamente visionario. Un laboratorio in cui si preparano cose con molto metodo, fatte per esplodere. La dialettica tra “ordine” e “caos”, o se vuoi “metodo” e “furore”, è uno dei nostri temi preferiti. L’ordigno poi non per forza deve esplodere, si può indirizzare ad un fine, ad uno scopo. Ci diverte anche il paradosso drammaticamente frequente che qualcuno lavori, in queste piccole officine degli ordigni, per un senso e uno scopo che costantemente gli sfugge. Quotidianità e senso, inconsapevolezza rigorosa, micro e macro. E poi le iniziali…O.D.O: un verbo meraviglioso atto all’ascolto di qualcosa di lontano..
che si intende per psichedetnico immagnifico in loop?
Il nostro lavoro, che vorrebbe essere un’evoluzione possibile del teatro canzone, mette in gioco aspetti di contaminazione interculturale… e per farlo si avvale di un grosso apporto di immaginazione e di provocazione, persino inconscia. La psichedelia e l’elemento etnico sono perciò le atmosfere che consentono alle immagini che presentiamo di farsi evocare, nel processo quasi sciamanico di una ripetizione che cresce.
Lasciaci con una frase.
Occorre costruire ponti con il legno dell’albero genealogico.
